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L'Alchimista (O Alquimista em Italiano)

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L'Alchimista (O Alquimista em Italiano)

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Autor: Paulo Coelho

Editora: Romanzo Bompiani

Assunto: Romance

Traduzido por: Livro Editado em Italiano

Páginas: 184

Ano de edição: 2016

Peso: 250 g

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Excelente
Marcio Mafra
04/02/2017 às 16:09
Brasília - DF
Molte persone trovano Paulo Coelho un noioso, che scrive male, piccole cose di auto-aiuto e sotto l'aura di esoterismo. Quando si tratta di Paulo Coelho, tutto storcere il naso.
I lettori che trovano un 'Galoshes ", ha preso il capriccio, la lettura di" Il diario di un mago ".
Tuttavia, non avrebbe dovuto essere un caso che l'alchimista ha venduto oltre 11 milioni di copie. La rivista Veja del 7 agosto 2002, ha riferito sul numero di best-seller, scritto da immortali dell'Accademia Brasiliana di Lettere e che non era morto fino alla data della relazione.

Paulo Coelho - L'Alchimista - ha venduto 11 milioni di copie
João Ubaldo Ribeiro - Live Popolo brasiliano - venduto 800 000
Zélia Gattai - Anarchici Grazie a Dio - ha venduto 170.000
Lygia Fagundes Telles - Stone Ciranda - venduto 150.000
Carlos Heitor Conny - Quasi memoria - ha venduto 105.000
Rachel de Queiroz - I Quindici - ha venduto 100 000
Joshua Montelo - Il San Luis tamburi - venduto 30 000
Nelida Pinon - La Repubblica di sogni - ha venduto 25 000
Solo la Paulo Coelho ha venduto 11 milioni. L'altro non ha aggiunto raggiungere 1 milione e 400 mila.
Forse segreto dell'alchimista è la semplicità. Si tratta di una narrazione senza visibilio e la brillantezza letteraria di autori venerati. Lo scopo Graciliano Ramos, in una intervista nel 1948, ha detto: "Chi arriva a scrivere dovrebbe farlo con semplicità La parola non è stata fatta per decorare, brillare come oro falso, la parola è stata fatta da dire .."

Paulo Coelho fuori raccontando la storia di Santiago, un uomo comune, un pastore, che è un alchimista, un mercante di cristalli, una donna sensuale, e finisce dopo la sua leggenda personale.

Cerca raggiungere le piramidi d'Egitto, nel deserto, dove si nasconde il suo tesoro. Questo è il sogno ... La storia ha passaggi surreali, gran parte del fascino per la ricerca spirituale, un tocco di religioni orientali, le cose e le persone del deserto. paesaggi da sogno molto bene L'architettura dei, senza scivolare in pieguismo, o il guru didatticismo spirituale.

Eccellente, nessuna riparazione.


Tradução pelo google translator


Muita gente acha Paulo Coelho um chato, que escreve mal, sobre coisinhas de auto ajuda e sob a aura do esoterismo. Quando se fala em Paulo Coelho, todos torcem o nariz.
Leitores que o acham um "galocha", tomaram a birra, ao ler "O diário de um Mago".
Porém, não deve ter sido à toa que o Alquimista vendeu mais de 11 milhões de exemplares. A Revista Veja, de 7 de agosto de 2002, informou sobre a quantidade dos livros mais vendidos, escritos pelos imortais da Academia Brasileira de Letras e que não haviam morrido até a data da reportagem.
Paulo Coelho - O Alquimista - vendeu 11 milhões de exemplares
João Ubaldo Ribeiro - Viva o Povo Brasileiro - vendeu 800 mil
Zélia Gattai - Anarquistas Graças a Deus - vendeu 170 mil
Lygia Fagundes Telles - Ciranda de Pedra - vendeu 150 mil
Carlos Heitor Conny - Quase Memória - vendeu 105 mil
Rachel de Queiroz - O Quinze - vendeu 100 mil
Josué Montelo - Os tambores de São Luis - vendeu 30 mil
Nélida Pinõn - A Republica dos Sonhos - vendeu 25 mil
Sozinho o Paulo Coelho vendeu 11 milhões. Os outros somados não chegam a 1 milhão e 400 mil.

Talvez o segredo do Alquimista seja a simplicidade. É uma narrativa sem os arroubos e o brilho literário dos autores reverenciados. Ao propósito Graciliano Ramos, em entrevista de 1948, disse: " Pois quem se mete a escrever devia fazê-lo com simplicidade. A palavra não foi feita para enfeitar, brilhar como ouro falso; a palavra foi feita para dizer."

Paulo Coelho sai contando a história do Santiago, um sujeito comum, pastor de ovelhas, que encontra um alquimista, um mercador de cristais, uma mulher sensual, e acaba por seguir a sua lenda pessoal.

Busca chegar as pirâmides do Egito, no deserto, onde se esconde o seu tesouro. Este é o sonho...A história tem passagens surrealistas, muito do fascínio pela busca espiritual, um toque de religiões orientais, coisas e gentes do deserto. Paisagens de sonho muito bem arquitetada, sem escorregar no pieguismo, nem no didatismo de guru espiritual.

Excelente, sem nenhum reparo.

Marcio Mafra
04/02/2017 às 00:00
Brasília - DF

Santiago, un pastore, segue la sua leggenda personale e va alla ricerca del suo sogno, un tesoro nascosto nelle piramidi d'Egitto ....

Tradução pelo Google Translator

Santiago, um pastor de ovelhas, segue a sua lenda pessoal e vai em busca de seu sonho, um tesouro escondido nas pirâmides do Egito....

Marcio Mafra
04/02/2017 às 00:00
Brasília - DF

"Che buffo," pensò il ragazzo mentre tentava ancora una volta di leggere Ia scena del funerale con cui si apriva

il libro. "Sono quasi due anni che ho cominciato a leggere questo libro, e non riesco a superare le prime pagine."

Benché non vi fosse alcun re a interromperlo, lui non riusciva a concentrarsi. Era ancora esitante per quanto riguardava

la decisione presa. Ma stava cominciando a capire una cosa importante: le decisioni erano soltanto l'inizio di qualcosa.

Quando si prendeva una decisione, in realtà si cominciava a scivolare in una forte corrente che ti portava verso un luogo

mai neppure sognato al momento di decidere.

"Quando ho stabilito di andare in cerca del mio tesoro, non pensavo affatto di lavorare in un negozio di cristalli,"

penso il ragazzo, a conferma del proprio ragionarnento. "Alio stesso modo, questa carovana potrebbe anche essere una

decisione mia, ma il suo percorso sarà sempre un mistero."

Aveva davanti a sé un europeo, intento anch' egli a leggere un libro. Era un uomo antipatico e lo aveva guardato con

disprezzo quando lui era entrato. Magari sarebbero potuti diventare anche buoni amici, ma l'europeo aveva troncato

subito la conversazione.

Il ragazzo chiuse il libro. Non voleva fare niente che potesse accomunarlo a quell'europeo. Prese dalla tasca Urim e

Tumim e cominciò a giocherellarci.

Lo straniero lanciò un'esclamazione: "Urim e Tumim!"

Il ragazzo, precipitosamente, rimise le pietre in tasca.

"Non sono in vendita," disse.

"Non valgono granché," spiegò l'inglese. "Sono cristalli di rocca, nient'altro. Ne esistono a milioni sulla terra, ma

per chi se ne intende questi sono Urim e Tumim. Non sapevo che ve ne fossero in questa parte del mondo."

 

"É il regalo di un re," spiegò il ragazzo.

Lo straniero ammutolì. Poi infilò la mano in tasca e ne trasse, tremando, due pietre uguali.

"Hai parlato di un re," disse.

"E voi non credete che i re possano parlare con i pastori," soggiunse il ragazzo, adesso cercando lui di troncare la

conversazione.

"Al contrario. I pastori sono stati i primi a riconoscere un re che il resto del mondo rifiutò di riconoscere. Quindi,

è molto probabile che i re parlino con i pastori. "

E concluse, temendo che il ragazzo non capisse:

"E detto nella Bibbia. In quello stesso libro che mi ha insegnato a riconoscere queste due pietre, Urim e Tumim:

due pietre che rappresentavano l'unica forma di divinazione consentita da Dio. Le portavano i sacerdoti incastonate

in un pettorale d'oro."

Il ragazzo si senti felice di trovarsi in quel magazzino.

"Forse è un segnale," disse l'inglese, come se stesse pensando ad alta voce.

"Chi vi ha parlato di segnali?" L'interesse del ragazzo aumentava di momento in momento.

"Nella vita tutte le cose sono segnalí," rispose l'inglese, questa volta chiudendo la rivista che stava leggendo.

"L'universo è costituito da una língua che tutti comprendono, ma che ormai si è dimenticata. Io sto cercando questo

Linguaggio Universale, e tante altre cose. Sono qui perquesto. Perché devo trovare un uomo che conosce questo

linguaggio universale. Un Alchimista."

La conversazione fu interrotta dal capo del magazzino. "Siete fortunato," disse il grassone arabo. "Oggi pomeriggio

parte una caravana per El-Faiyûm."

"Ma io vado in Egitto," disse il ragazzo.

"É praprio lì che si trava El-Faiyüm," aggiunse il padrone. "Che razza di arabo siete, voi?"

Il ragazzo disse di essere spagnolo e l'inglese mostrò tutta la sua soddisfazione: benché fosse vestito come un

arabo, perlomeno quel ragazzo era un europeo.

"Lui chiama 'fortuna' i segnali," spiegò l'inglese, dopo che il grasso arabo se ne fu andato. "Se potessi, scriverei

una gigantesca enciclopedia sulle parole 'fortuna' e 'coincidenza'. E con queste parole che si scrive il Linguaggio

Universale."

Poi commentò con il ragazzo come non fosse stata affatto una 'coincidenza' il fatto che lui lo avesse trovato con

Urim e Tumim in mano. Gli domandò se anche lui stesse andando in cerca dell' Alchimista.

"Il sono in cerca di un tesoro," rispose il ragazzo, e immediatamente se ne pentì.

Ma l'inglese non parve dargli importanza.

"In un certo senso, anch'io," aggiunse.

"E non so neppure che cosa voglia dire Alchimia," concluse il ragazzo. In quel momento il padrone del magazzino cominciò a chiamarli dal di fuori.

 

(tradução Google Translator)

"Engraçado", pensou o rapaz, enquanto mais uma vez tentando ler cena do funeral Ia que abriu o livro. "É quase dois anos desde que comecei a ler este livro, e não consigo superar as primeiras páginas."

Embora não havia nenhum rei para interrompê-lo, ele não conseguia se concentrar. Ele ainda estava hesitante em relação a decisão tomada. Mas ele estava começando a entender uma coisa importante: as decisões eram apenas o começo de alguma coisa.

Quando você tomar uma decisão, é realmente começando a escorregar em uma forte corrente que levou a um lugar Eu nunca sequer sonhou quando decidir.

"Quando eu decidi ir em busca do meu tesouro, eu não acho que em tudo para trabalhar em uma loja de porcelana",

Acho que o cara, para confirmar a sua ragionarnento. "Alio mesma forma, isso também poderia ser uma caravana minha decisão, mas seu caminho será sempre um mistério. "

Ele tinha diante de si um europeu, a intenção também ", ele leu um livro. Ele era um homem desagradável e olhou desprezo quando ele tinha entrado. Talvez eles possam se tornar bons amigos, mas o Europeu tinha truncado imediatamente a conversa.

O garoto fechou o livro. Ele não queria fazer nada que possa accomunarlo para quell'europeo. Ele tirou do bolso e Urim Tumim e começou a brincar com ele.

O estranho soltou uma exclamação: "Urim e Tumim"

O rapaz, às pressas, colocar as pedras no bolso.

"Eu não estou à venda", disse ele.

"Eles não valem muito", disse o inglês. "Eles são cristais de rocha, nada mais. Há milhões na terra, mas

para aqueles que a conhecem estes são o Urim e Tumim. Eu não sabia o que poderia ser encontrado nesta parte do mundo ".

"É o presente de um rei", disse o menino.

O estranho ficou em silêncio. Então ele enfiou a mão no bolso e tirou, tremendo, duas pedras idênticas.

"Você falou de um rei", disse ele.

"E você não acredita que o Rei pode falar com os pastores", respondeu o menino, agora olhando para ele romper o conversa.

"Pelo contrário. Os pastores foram os primeiros a reconhecer um rei que o resto do mundo se recusou a reconhecer. Então, é muito provável que os reis falar com os pastores. "

Ele concluiu, temendo que o rapaz não entendeu:

"Ele diz na Bíblia No mesmo livro que me ensinou a reconhecer as duas pedras, o Urim e Tumim.: duas pedras que representavam a única forma de adivinhação permitida por Deus. Os sacerdotes levaram o embedded em um peitoral de ouro ".

O menino sentia feliz por estar naquele armazém.

"Talvez seja um sinal", disse o inglês, como se pensasse em voz alta.

"Quem lhe disse sobre os sinais?" O interesse do rapaz aumentou de momento a momento.

"Na vida todas as coisas são sinais", respondeu o inglês, desta vez fechando a revista que estava lendo.

"O universo é feito de uma língua que todos entendem, mas agora você não consegue lembrar. Eu estou olhando para este linguagem universal, e muitas outras coisas. Estou aqui perquesto. Por que eu encontrar um homem que sabe disso linguagem universal. Um alquimista ".

A conversa foi interrompida pelo chefe do armazém. "Você tem sorte", disse o homem gordo árabe. "Esta tarde parte de uma caravana para El-Faiyum ".

"Mas eu ir para o Egito", disse o menino.

"É lá que você praprio trava Fayum", acrescentou o chefe. "Que tipo de árabe são, você?"

O menino disse ser espanhol e Inglês manifestou a sua satisfação: embora ele estava vestido como um Árabe, pelo menos, aquele cara era um europeu.

"Ele é chamado sinais de" sorte "", disse o inglês, depois do árabe de gordura tinha ido. "Se eu pudesse, eu ia escrever uma enciclopédia gigantesca sobre as palavras "sorte" e "coincidência". E com estas palavras que você escreve a língua Universal. "

Então ele disse para o rapaz que não era de todo uma "coincidência" que havia encontrado com Urim e Tumim na mão. Ela perguntou se ele estava indo em busca do "alquimista.

"A procura de um tesouro", disse o menino, e imediatamente se arrependeu.

Mas Inglês não parecem dar-lhe importância.

"De certa forma, também", acrescentou.

"E nem sequer sabe o que significa Alchemy", concluiu o garoto. Naquele momento, o dono do armazém Ele começou a chamá-los a partir do exterior


  • A Marca do Coelho

    Autor: Ronaldo Albanese

    Veículo: publicado em 11/08/2006, no site Revista da Lingua Portuguesa

    Fonte:

     O maior fenômeno editorial do país mostra que o casamento entre texto de qualidade e capacidade narrativa nem sempre é essencial para tornar um autor bem-sucedido.

    Falar da obra de Paulo Coelho do ponto de vista dos especialistas e da crítica é sinônimo de polêmica. Em raras vezes há coincidência de opinião a respeito de seus livros. Especialmente quando o olhar se volta a uma análise objetiva e mais criteriosa das possíveis qualidades do escritor carioca e de sua eventual contribuição para a literatura e a língua portuguesa. 
    Traduzida em mais de 60 idiomas, sua obra vendeu mais de 65 milhões de exemplares no mundo. Com O Alquimista, que vai virar filme em Hollywood, chegou ao topo dos mais vendidos em 18 países. Desde 2002 é membro da Academia Brasileira de Letras, na cadeira número 21, que foi de Roberto Campos. 
    A entrada na ABL é considerada por muitos um sinal de que o escritor quer fazer uma travessia mais ampla que a de Santiago de Compostela: a de "mago" a "escritor", como aponta Richard Romancini, das Faculdades Integradas Rio Branco, que em 2002 defendeu na USP mestrado sobre o autor de Diário de um Mago. 
    Até anos atrás, Coelho não parecia desconfortável em ver-se vinculado a dotes que enfatizavam o esoterismo de seus livros - no início da carreira, por exemplo, fizeram-lhe fama boatos sobre a suposta capacidade de produzir ventos e, mesmo na Copa, chegou a ser consultado para adivinhar o destino da seleção brasileira, convite que declinou. 
    Se não é página virada, esse toque de mágico pop começa a conviver com a mudança progressiva de imagem, após a consagração internacional. Está em marcha um sincero esforço do autor para identificar-se como profissional do mercado editorial, em torno do qual gravitam produtos e imagens relacionados ao ofício da escrita. 
    A estratégia envolveu desde a entrada na ABL a produções atípicas, como um livro infantil com Mauricio de Sousa e uma consistente carta-manifesto anti-Bush, publicada nos jornais do mundo há três anos. Essa marca se fez presente também em seus livros. Veronika Decide Morrer (1998), por exemplo, atenua o esoterismo e aborda problemas sociais e políticos inexistentes em livros anteriores.
    Mas as perguntas que até hoje não calam são: afinal, Paulo Coelho escreve bem? Se o sucesso não é sinal de qualidade, o que o torna um autor bom ou fraco? Se livros de auto-ajuda há aos quilos, o que o distingue do feijão-com-arroz da para literatura? Qual, enfim, o segredo "retórico" de Paulo Coelho?
    Narrar x escrever.
    As respostas não são tão simples. Enquanto fazia a pesquisa de campo para sua dissertação sobre a leitura de Paulo Coelho por usuários de uma biblioteca pública, Romancini observou que o leitor do mago teria atualmente um interesse menor pelas questões "esotéricas" do que pelas histórias narradas pelo autor. Se alguns eram mais atraídos por elementos de auto-ajuda que fizeram a fama de Coelho nos anos 90, outros eram fisgados pela sua capacidade narrativa. A articulação central é que sua leitura propicia "prazer com saber".
    Sem preconceitos.
    É nesse sentido que se pode entender a declaração do cartunista e escritor Ziraldo, em Língua 6 (abril), segundo a qual Coelho é um exemplo de que escrever bem (dominar e burilar a linguagem) não teria necessariamente relação com a inventividade narrativa (a criação de histórias). 
    - Pode-se fazer um grande romance escrevendo feio. Paulo Coelho escreve mal feito poucos, mas é um narrador extraordinário - declarou.
    O fato de que Coelho colecione elogios do tipo é um enigma para os especialistas. Ele seria um exemplo de eficiência de comunicação imediata com um enorme número de pessoas, qualidade que o fez construir uma obra bem acabada no contexto da cultura de massa. 
    Nesse sentido, sua produção cumpre um papel específico, preenchendo lacunas e respondendo questões ao redor do planeta. Não se pode esquecer que escrever para muitos também significa uma inevitável perda de profundidade de conteúdos.
    - Mas não devemos ter preconceitos quanto a isso. Há espaço para todos e isso é bom - afirma Antonio Gonçalves Filho, um dos mais respeitados críticos de arte, hoje no jornal O Estado de S. Paulo. 
    Para ele, Paulo Coelho é um ótimo narrador cujo sucesso se deve mais à capacidade de suprir necessidades de um tipo de leitor em busca de mensagens positivas para a vida do que à produção de alta literatura. 
    Sem densidade.
    O crítico ressalta que, se for feita uma análise acurada dos textos de Coelho, não será possível considerá-lo bom escritor. 
    - São fluentes, de fácil compreensão, mas na maioria falta, por exemplo, densidade psicológica nos personagens. 
    Para Gonçalves, seria também leviano comparar Coelho a monstros sagrados como Machado de Assis, Dostoievski ou Joyce, que fizeram refletir e inovaram, ao construir uma linguagem literária. É improvável que o autor de O Zahir, de 2005, seja lembrado no futuro como alguém que revolucionou de alguma forma a linguagem. 
    - Paulo Coelho produz, digamos, uma literatura "mediana", sem qualquer conotação pejorativa do termo.
    Os livros do "mago" podem ter importância sociológica e até pedagógica para o leitor comum, concorda Susana Kampff Lages, da Universidade Federal Fluminense (UFF). Mas a pesquisadora de teoria literária, de estudos de tradução e literatura comparada, com foco em autores de língua portuguesa e alemã, cita um trecho do escritor alemão Walter Benjamin para explicar o que pensa a respeito. 
    Desordem costumeira
    Benjamin escreveu o artigo Como se Explicam os Livros de Grande Sucesso? em que critica Ervas e Ervas Daninhas - Pequeno Manual Prático de Plantas Medicinais, de Johann Künzle, um pastor curandeiro, que em 1930 vendeu mais do que a Bíblia na Suíça, com tiragens de 140 mil exemplares: 
    "Uma pitada de 'deísmo', uma pitada da teoria dos íons - uma mistura tão autêntica e perfeita é o conteúdo deste livro; seus capitulozinhos são de ervas e de cenouras. É só lembrar daqueles calendários do interior, almanaques e outros impressos do tipo, que seremos obrigados a aceitar o fato de que o povo adora essa desordem em seus livros. Por quê? Uma coisa é certa: a desordem costumeira é aconchegante, enquanto a ordem estranha dá uma impressão fria, distanciada."
    Na opinião da professora, um texto literário deve ter o poder de produzir questionamentos sobre o mundo, o indivíduo, a história, a sociedade e a própria literatura. Para ela, a literatura não traz respostas, não é apaziguadora, ao contrário, provoca novas perguntas. 
    - Aí é que o tipo de texto do Paulo Coelho não se enquadra, porque pretende solucionar questões com auto-ajuda, ficando no plano que Benjamim chamou de "desordem costumeira, familiar" - afirma. 
    Suzana não o vê como um escritor de elaboração estética de material verbal - da língua ou das línguas. Uma obra que tem a pretensão de ser literária teria de apresentar elaboração de linguagem aliada a uma força imaginativa incomum. 
    Nem bom, nem ruim.
    Lúcia Helena, professora de Teoria da Literatura da Universidade Federal do Rio de Janeiro (UFRJ), titular de Literatura Brasileira da UFF, é enfática ao afirmar que Paulo Coelho não faz literatura boa ou ruim. 
    - Não sei se ele escreve bem. Mesmo porque, a essa altura, terá diversos copidesques [redatores] a serviço. Num mundo de analfabetos, ele escreve com correção técnica.
    Ela entende que o texto do autor atende a um padrão, deve ser lido com facilidade, leveza. Para ela, Coelho seria um fenômeno da época, caracterizada pelo esvaziamento da experiência em prol da vivência de choque, introduzida pelo capitalismo. Sua obra seria mais uma conseqüência do preço alto que se paga, social e individualmente, por um conceito de evolução centrado na idéia de progresso e de tecnologia. 
    - O mundo se esvaziou de sentido pleno e a existência, que em si não tem sentido próprio, carecendo de que a dotemos de significação, mostra-se cada vez mais precária - lamenta. 
    A literatura que, no século 19, desempenhou um papel fundamental na vida das sociedades, teria perdido, hoje, essa centralidade. Daí surgirem os bem-sucedidos manuais de auto-ajuda, sob o invólucro da reflexão ao alcance de todos. 
    - Seus textos propalam esse clima de "afetividade".
    Direto ao coração.
    Há pesquisadores, em contrapartida, que defendem a obra do autor, ressaltando o poder que ele tem de "falar direto ao coração". É o caso de Maria Ivoneti Busnardo Ramadan, titular de Língua Portuguesa da Faculdade Cásper Líbero, que em 2003 defendeu na USP doutorado com o título Narração e Panacéia: O Poder Educativo do Mito/ Uma Análise da Obra de Paulo Coelho. Ela não vê problema no fato de as histórias coelhianas convocarem as ressonâncias afetivas do leitor. 
    - As narrativas dele, se pouco valem do ponto de vista estético para a crítica oficial de sua obra, valem mais pelo que podem proporcionar ao leitor.
    Suas narrativas seriam, assim, pulsionais, capazes de despertar a "narrativa interior" que cada um tem, pouco importando que não tenham profundidade, sejam desprovidas de torneios verbais e não atualizem as virtualidades estéticas da língua. 
    A "esteticidade" aqui, segundo a professora, viria da fruição proporcionada a quem lê os seus textos, da percepção do agradável e do prazeroso que provocam e dos laços afetivos tecidos entre os leitores. Viria do congraçamento entre eles, de uma sensibilidade comum, antropológica, condição para que se estabeleça uma sintonia entre tantos dispersos por muitos lugares diferentes do mundo.
    Tradução salvadora.
    Como se sabe, as histórias de Coelho atravessam fronteiras e convocam diferentes pessoas a compartilhar as mesmas paixões, identificando-se com o pastor Santiago, de O Alquimista, vivendo a saga de Elias, em O Monte Cinco, ou encenando a angústia de Veronika, em Veronika Decide Morrer. 
    Ivoneti diz que o poder desse tipo narrativo vem da técnica adotada em quase todo Paulo Coelho, um modelo que funciona como matriz de todos os enredos (leia quadro abaixo). Algo como Mil e Uma Noites, cujas histórias são escritas a partir de um conto-moldura no qual vão sendo inseridas outras histórias, numa enfiada interminável de narrativas. 
    - Evidentemente, o narrador das histórias dele não tem a densidade de Sherazade, criadora de uma máquina narrativa, disposta a enfrentar a morte para salvar não só a si mesma, mas a própria narração. 
    Em Coelho, o narrador se compromete com um programa narrativo linear. Há sempre uma personagem errante, disposta a trilhar um caminho e a enfrentar desafios. É uma viagem ao fim da qual a personagem acaba por superar o estado inicial em que se encontrava. Essa viagem iniciática constitui o grande atrativo para o leitor. 
    - Em geral, trata-se de pessoas simples e, como tal, não buscam problematizar a leitura, tornar complexos os sentidos da mensagem, estão interessadas em ter orientação de vida.
    A fama dos livros de Coelho viria da adoção dessa técnica narrativa e de uma linguagem simples, sem rebuscamento estético, de fácil assimilação e tradução para outras línguas. Algumas traduções, diz a pesquisadora, chegam a ser até mais trabalhadas lingüisticamente que a obra original brasileira. Por exemplo, a edição francesa de O Alquimista é superior ao original, esteticamente falando. 
    - Só os menos avisados atribuiriam o respeito e a popularidade do autor no mundo só a essa estrutura bem montada.
    Para ela, dizer que Paulo Coelho é só um fenômeno de massa, um expoente máximo da indústria cultural, é desconsiderar as especificidades daquilo que é o seu maior patrimônio: o leitor.
    - Um público que gostaria de voltar aos contos maravilhosos e acaba tendo de digerir filmes baratos - diz Andréa Lombardi, do Departamento de Letras da UFRJ, doutor em Teoria Literária e Literatura Comparada pela USP. Segundo ele, desde sempre a cultura produziu fenômenos como Paulo Coelho. 
    - Alexandre Dumas pai não escrevia também bobagens para jornais e revistas? Quantos outros iniciaram assim?
    Um Coelho com cartola.
    Características retóricas da literatura do escritor mais bem-sucedido do país.
    O historiador Mário Maestri, da pós-graduação da UPF (RS), escreveu em Por que Paulo Coelho Teve Sucesso (AGE, 2004) que a para-literatura é a narrativa em prosa que tem estrutura e elementos gerais da ficção, mas não cumpre algo vital: registrar conteúdos essenciais dos fenômenos relatados. Se a literatura explora as tensões de diferentes experiências humanas, a paraliteratura reapresentaria os mesmos conteúdos sob nova roupagem. Para um público não habituado, sem tempo, treino ou disposição à leitura ficcional densa, o estilo de Coelho tem, para Maestri, as seguintes características:
    Eficiência jornalística. 
    Tendo militado no jornalismo, no teatro e na música antes de virar romancista esotérico, seu texto reproduziria as orientações do moderno jornalismo: frases, parágrafos e capítulos curtos, linguagem simples, em ordem direta. 
    Recursos dramáticos.
    Poucos personagens e trama desenvolvida sem ruptura de tempo, avançando de forma linear, o que não confunde o leitor desabituado à leitura complexa. Coelho conta sempre uma história simples, às vezes simplória, interrompida por outras pequenas narrativas também simples, como habitual nas telenovelas. Os personagens buscam uma espada, um tesouro, os anjos, o amor etc. 
    Atualiza o esoterismo.
    Coelho renovou a natureza de feiticeiros e feiticeiras, habitualmente retratados como transgressores da ordem social e religiosa da Idade Média, velhos decrépitos à margem da sociedade. Seus bruxos e bruxas vivem situações contemporâneas e estão integrados à sociedade de consumo. São gente comum, bem-sucedida, com carros de luxo e bom emprego. 
    Narrativa "quietista" 
    O ideário desenvolvido por Paulo Coelho se afina a um público ainda encantado pela retórica neoliberal, mas angustiado e desmoralizado pelo mundo sem perspectivas. Sua visão individualista do mundo nega a razão e a ação coletiva como possibilidades de transformação. Em seu universo, o amor constrói, os justos são redimidos, ricos e pobres se equivalem, o trabalho será recompensado, o esforço e a fé em si mesmo a tudo conquistam, a beleza interior é mais forte que a exterior e podemos esperar que o universo conspire a nosso favor.
    Maldição escolar.
    Na maioria dos casos, tipos assim foram esquecidos. Mesmo quem se opõe à carreira de Coelho duvida da maestria do imortal em textos de cunho místico e pretensamente profundos. Muitos são seduzidos pelo apelo de ver um autor divulgar tanto o nome do país - embora não se identifique em suas obras temas e paisagens "nacionais". 
    Quando fazia sua dissertação, Richard Romancini ouviu uma colega perguntar-lhe o que achava dos professores que ficavam escandalizados com o sucesso do autor entre estudantes. 
    - Um tanto jocosamente, um tanto à luz dos dados que então coletava, disse que a solução desse "problema" era simples: bastava que Paulo Coelho fosse adotado nos currículos e em pouco tempo os estudantes não mais o leriam.
    Para ele, o sucesso de Paulo Coelho coloca em primeiro plano o fato de a escola não formar leitores. A experiência literária escolar seria, de maneira geral, tão pouco marcante ("quando não caracterizada pelo desprazer") que a vitória de Coelho, por "dábliu-ó", se revela antes o signo de uma ausência, que é muito mais nossa do que dele.
  • O Pulo do Coelho

    Autor: Ivan Finotti

    Veículo: Revista Serafina

    Fonte: Revista Serafina, edição de 26/2/2012, março de 2012

    "Estou certo de que foi um milagre", diz Paulo Coelho. Há quatro meses, o escritor de 64 anos estava às portas da morte. Ouviu de um cardiologista em Genebra, na Suíça, onde mora metade do ano, que tinha cerca de 30 dias de vida. Não acreditou. Mandou os exames por e-mail para outros quatro médicos. Todos concordaram com o prognóstico. Tinha três artérias entupidas (entre 70% e 90%), e um infarto fulminante seria o próximo passo de sua biografia. Naquela noite de terça, 29 de novembro de 20ll, fez um balanço de sua vida, enquanto virava de um lado para outro na cama que divide com a artista plástica Christina Oiticica.
    "Estou há 32 anos com a mulher que amo. Sou bem-sucedido numa profissão onde pouquíssimos vencem. Cometi todas as loucuras envolvendo sexo, drogas e magia negra. Parei com tudo. Viajei o mundo.  
    Foi uma vida boa. Vou feliz.
    "Na manhã do dia seguinte, o escritor teve dois "stents" (armações de metal que estufam o vaso sanguíneo) instalados nas artérias; a terceira foi apenas desobstruída. "Em dois dias você pode jogar golfe", felicitou-se o médico. Mas não é aqui que está o milagre.  
    Em setembro do ano passado, sua agente literária há 22 anos, Mônica Antunes, perdeu o pai, vítima de ataque cardíaco. Por isso, ela insistia que ele marcasse um teste de esforço na esteira. Ele disse que jamais o faria. Mas, dois meses depois, foi ao dermatologista, em Genebra, checar um pequeno problema na pele das mãos e comentou o assunto. Por acaso, um cardiologista de renome tinha seu consultório na porta vizinha. Bateu na porta e fez o teste de esforço no mesmo dia. As obstruções nas artérias foram constatadas e a cirurgia, realizada 40 horas depois.
    Para um ateu, um agnóstico ou um niilista, o parágrafo acima não passa de uma série de acontecimentos sem ligações entre si, de uma enorme coincidência, de pura sorte. E é aí que está a essência de Paulo Coelho: "Eu acredito". Ponto.

    BODAS DE PRATA
    Paulo Coelho vive dessa maneira: levando esses sinais a sério, como se fossem colocados no seu caminho. Assim, a fala de um motorista de táxi assume em seus ouvidos a voz de um anjo que veio dar um toque:
    "Hoje não é um bom dia para caminhar por ai'. O tropeçar no fosso seco de um castelo francês à venda significa, para ele, um conselho divino: "Não compre o imóvel, mesmo com essa bela ponte levadiça". E se submeter a um teste de esforço que lhe salvou a vida, quando estava tão precisado e jamais pensaria em fazê-lo, bem, isso é um "milagre".
    "Deus não queria que eu fosse naquele momento." Simples assim. E, então, para horror de seus críticos, ligou o computador (PC) e, entre o fim de janeiro e o início de fevereiro, escreveu um novo livro em apenas uma semana. Ainda sem nome, é a 21 ª obra de sua carreira literária, iniciada em 1987 com "O Diário de um Mago" - que agora completa 25 anos. É por conta desse aniversário que recebeu a Serafina em seu apartamento suíço.

    Paulo Coelho, vivendo de acordo com essas dicas celestiais, pode passar a impressão de ser um homem simplório ou mesmo ignorante. Mas não é assim. Ele fala quatro línguas (português, espanhol, francês e inglês), é vencedor de prêmios literários às dezenas, membro eleito da Academia Brasileira de Letras desde 2002, cavaleiro da Legião de Honra da França e, não menos importante, ex-parceiro de Raul Seixas .
    Tampouco é alienado: passa as tardes lendo sobre política internacional na internet e anda empolgadíssimo com o livro "The Operators: The Wild and Terrifying Inside Story of America's War in Afghanistan" (algo como "Os Operadores: A História Selvagem e Aterrorizante dos Bastidores da Guerrra Americana no Afeganistão", não publicado no Brasil).
    Escrita por Michael Hastings, a reportagem derrubou o chefão das forças militares norte americanas no Afeganistão, general Stanley McChrystal, ao descrever seu dia a dia arrogante e suas críticas ao governo.
    A verdade é que, seguindo esse caminho esotérico, Paulo Coelho se tornou o maior escritor brasileiro de todos os tempos. Não o melhor, mas o maior: o que mais vende livros (140 milhões, até outubro passado), o mais famoso (lançado em 160 países), o mais traduzido (73 línguas), o mais celebrado (tem 10,5 milhões de seguidores no Facebook e no Twitter).
    "Menos, é claro, para a crítica brasileira", diz, em frente a um retrato seu e de sua mulher, pintado pelo também altamente criticado Romero Britto. "Eu sobrevivi à crítica, mas ela não sobreviveu a mim. Estamos passando por um período único, do qual poucos se deram conta. Como no Renascimento, uma inovação tecnológica está mudando tudo. Lá foram os tipos móveis de Gutenberg que permitiram que as idéias viajassem.
    Agora é a intemet, e os formatos têm que se adaptar a ela. Hoje, um livro é julgado por leitores nos sites das livrarias, por exemplo. A crítica especializada perdeu a relevância."  
    NAS NUVENS  
    Milionário há cerca de 15 anos, há seis o escritor comprou seu próprio avião, um Cessna de oito lugares, para comparecer aos lançamentos que faz em todo o mundo. Fumante convicto, apesar de leve (seis cigarros por dia), a primeira coisa que quis saber era se poderia dar baforadas ali dentro. "Bem, o avião é seu. Pode fazer o que quiser", informaram-lhe.    
    E ele faz muita coisa que quer, como praticar arco e flecha no terraço de seu apartamento genebrino, apesar das reclamações do síndico. E não faz de jeito nenhum o que não quer, como almoçar (ele só toma café da manhã e janta) ou fazer ventar/chover a pedido da Serafina. "Eu posso, mas não quero", diz ele. "Posso realizar coisas mais impressionantes que essas, mas não vou contar. Se eu falar, só irão me perguntar isso daqui para a frente."  
    Diz que há 25 anos foi importante divulgar tais feitos na área da magia porque isso "ajudou a mostrar que havia um escritor ali, desconhecido".  
    Não precisa mais disso. "Ventar não é um poder sobrenatural, é educação mental. Somos muito bloqueados pela necessidade de respostas, mas o mundo não está aí para responder. A magia é a ponte entre o visível e o invisível, mas é preciso ousar atravessá-la."
    Rituais mágicos, poderes mentais, sensibilidade esotérica, tudo isso faz com que as pessoas confundam o peregrino com uma espécie de santo. Não no sentido religioso, mas no de um homem superior que dá a outra face quando é agredido. "Não sei de onde tiraram isso", reclama. "Não sou santo nem humilde." É um cara normal, talvez até um tanto vingativo, pode se dizer.
    Uma história recente ilustra isso. Há 25 anos, Paulo Coelho começou sua carreira literária e, há 25 anos, guarda tudo o que foi escrito por e sobre ele. Primeiro eram recortes de jornais amarelados, depois micros filmes empoeirados e então tudo foi digitalizado. ''Agora, estão na nuvem", conta. Estar nas nuvem significa que todo esse material está num computador central que pode ser acessado de qualquer lugar do mundo.
    São 40 gigas de textos, entrevistas para a TV e, principalmente, críticas contra seus livros. "Acredito que a pessoa deve ser responsável pelo que diz ou escreve. Por isso, quando alguém me pede um favor, mando fazer uma busca. Há pouco, um escritor quis meu voto para que ele fosse eleito na Academia Brasileira de Letras. Descobri na nuvem que ele havia falado mal de mim há 20 anos, num pequeno jornal. Respondi que não votaria em seu nome."
    Moral da história, ditada pelo maior escritor brasileiro de todos os tempos, Paulo Coelho em pessoa: "Ame seu inimigo. Mas mantenha sua lista negra atualizada". 

  • O Tamanho de Ulysses

    Autor: Folha de São Paulo, 1ª quinzena de agosto 2012

    Veículo: Jornal Folha de São Paulo

    Fonte: Internet (Rafael Mafra através de e-mail)

    O tamanho de Ulysses

    A convite da Folha, sete autores reduzem "Ulysses" a um tuíte, como sugeriu Paulo Coelho

    DE SÃO PAULO
    Deu no "New York Times". E no "Guardian", na "Economist", no italiano "Corriere Della Sera", no francês "Libération" e, na última quarta, até no "Dalmacia News", diário de maior circulação dos Bálcãs: Paulo Coelho vilipendiou "Ulysses".

    A boutade do controverso autor brasileiro, o mais celebrado no exterior (140 milhões de livros em 160 países), alegando em entrevista à Folha no último dia 4, que o clássico de James Joyce é "só estilo" e que, se dissecado, "dá um tuíte", comoveu leitores ao redor do mundo.

    "É o maior insulto já sofrido por Joyce", sentenciou Jennifer Schuessler, jornalista do "New York Times", que admitiu nunca ter lido Coelho ("Assim ela me põe em pé de igualdade com o autor. Tomo como elogio", diz o brasileiro).

    Ao contrário de Jennifer, Stuart Kelly, crítico de literatura do "Guardian", leu quatro livros do mago e mantém a réplica de pé: "Coelho tem direito à opinião dele e eu tenho à minha, de que a dele é tacanha, fácil e baseada em evidências questionáveis".

    Para Kelly, no "processo de 'emburrecimento' do mundo atualmente, vozes precisam se levantar em favor do oblíquo, do experimental e do complexo", como é o catatau irlandês de mais de mil páginas que narra um dia na vida de Leopold Bloom.

    A crítica a "Ulysses", partindo de um autor de longo alcance, seria um desserviço à literatura, segundo ele.

    Nas redes sociais, em que Paulo Coelho tem cerca de 15 milhões de seguidores, a questão tomou ares de disputa renhida.

    De um lado, súbitos leitores de "Ulysses". De outro, partidários de Coelho, segundo ele, "ofendidos nos últimos 25 anos por serem meus leitores". De todos os cantos, insultos voando à toda.

    Mas, se há algo a que "Ulysses" está habituado é a ataques. Isso ocorre desde o início de sua publicação em capítulos, a partir de 1918, na revista americana "The Little Review". Ao falar de masturbação, Joyce foi acusado de obscenidade. O livro foi banido dos EUA e da Inglaterra.

    Naquele país, só voltou a ser publicado em 1934, sob protestos de puristas. É de se perguntar: 90 anos depois, ainda é preciso quem o defenda? Para Stuart Kelly, sim.

    "Livros como esse ajudam a compreender questões mais profundas da nossa existência, ao invés de oferecer paliativos e falsas soluções."

    E, afinal, "Ulysses" pode ser resumido em um tuíte? Na opinião de Idelber Avelar, professor de literatura da Universidade de Tulane (EUA), sim. "'Hamlet' e 'Guerra e Paz' também", disse ele, provocando os joyceanos contra o autor de "O Alquimista".

    Para efeito de tira-teima, a Folha convidou sete autores -inclusive Coelho- para fazerem o que, há quem diga, é quase um crime: reduzir mais de mil páginas de narrativa "avant-garde" em, no máximo, 140 caracteres.

     

    JAMES JOYCE NO TWITTER

    Um dia na vida de Leopold Bloom em até 140 caracteres

    Dois bebuns tocam o puteiro 24h em Dublin. Então sobra pra Molly, a safada, viajar na maionese até o fim

    @xicosa

    Cansado da patroa que #falamuito, um professor junta uma patota alucinante e apronta a maior confusão. Hoje. Ulysses. Depois do Fantástico.

    @rbressane

    O inferno dura um dia. Um dia que se repete. O mesmo dia errado. O paraíso dura um dia também. O mesmo dia certo. Ulisses é um dia indeciso

    @carpinejar

    marido perambula pela cidade, esposa fala sozinha

    @felipevalerio

    Judeu caminha por Dublin e tenta se lembrar se puxou a descarga. Come fígado. Observa mulheres. Masturba-se. Sua esposa pensa na vida. Sim.

    @xerxenesky

    Aviso aos leitores de Paulo Coelho: não é a biografia de Ulysses Guimarães

    @MarcelinoFreire

    16/06: dia interminável, com as conversas de sempre. E de noite - #WTF! - tenho que escutar minha adúltera mulher falando sozinha.

    @paulocoelho

  • O livro de Joyce resistiria até hoje construído em torno do vazio?

    Autor: Marcelo Tapia

    Veículo: Jornal Folha de São Paulo

    Fonte: Internet (Rafaek Mafra por e-mail de 17.8.2012)

    O livro de Joyce resistiria até hoje construído em torno do vazio?

    MARCELO TÁPIA
    ESPECIAL PARA A FOLHA
    Pois é: "Ulysses" está na ordem do dia, novo de novo. O relato sobre o dia 16 de junho de 1904 vivido por Leopold Bloom, Stephen Dedalus e Molly Bloom reaparece questionado em seu "conteúdo". Numa frase: toda a vida e a vida toda cabem nas horas de "Ulysses".

    Noventa anos depois de publicado, o livro resistiria por um fator que lhe fosse externo, algo como um "fetiche do difícil", construído em torno do vazio?

    A questão está no que se quer encontrar no romance-marco do século 20. Ele não foi feito para ser entretenimento fácil -embora seja divertido- ou de utilidade relativa a carências do leitor, sejam elas quais forem.

    Mas nele se encontram o homem comum, a morte, o amor, o ódio, o sexo, o adultério, a carne, a perda de um filho, a razão, o delírio, a mudança, a culpa, a descoberta, a grande aventura do mundo. É difícil e fácil como o mundo, pois criado à semelhança dele.

    "Estilo" e "conteúdo" são indissociáveis no texto de Joyce. Nele, a linguagem também é personagem: para cada capítulo, um narrador, um modo de contar e de criar; para o todo, obras, formas, fatos, pensamentos que se cruzam.

    Homero e referências díspares de toda a história literária convivem em "Ulysses".

    Num dia em que aparentemente pouco acontece, há a chance de um tempo marcante, eterno, que tudo contém. Nele há espaço para um café da manhã, para um enterro, para um sabonete com aroma de limão siciliano.

    Para o "pai de todos", por vezes imponente, por vezes uma lânguida flor flutuante; para todo o corpo da mulher, o topete do amante, os carnívoros palitando a dentuça, a cama, a lembrança, o reencontro, a alma, a transmutação, o pai, o filho e o espírito santo.

    Como escalar o cume desse dia? Com coragem e alegria. Há diversos meios de acesso; a jornada desafiadora traz recompensas.

    Para enxergar as graças de "Ulysses", não se pode caber em si: é preciso enfrentar o indefinido, às vezes indecidível. E, como que por um buraco de fechadura, um mundo excitante, uma história imensa, até aparece, revelando-nos como pode ser imortal o emaranhado da consciência, o enredo da vida e da escrita.

    Para evocar uma opinião célebre, leiam-se versos da "Invocação a Joyce", de Jorge Luis Borges, aqui traduzidos: "Que importa nossa covardia se há na terra/um só homem valente,/[...]que importa minha geração perdida,/esse espelho vago,/se teus livros a justificam.[...] Eu sou todos aqueles que teu obstinado rigor resgatou. Sou os que não conheces e os que salvas".

    Marcelo Tápia, poeta e tradutor, é doutor em teoria literária pela USP, diretor da Casa Guilherme de Almeida e organizador do Bloomsday em São Paulo.

  • A RECUSA ACADÊMICA EM ENTENDER PAULO COELHO

    Autor: Fernando Antônio Pinheiro

    Veículo: Jornal Folha de São Paulo

    Fonte: Jornal Folha de São Paulo - Caderno Ilustríssima - Edição de 20/1/2013

    20/01/2013 - 08h04 A recusa acadêmica em entender Paulo Coelho FERNANDO ANTONIO PINHEIRO ESPECIAL PARA A FOLHA No ano de 2010, a Folha registrou uma mesa na Bienal do Livro de São Paulo sobre a repercussão internacional da literatura brasileira. Os escritores Marçal Aquino e Milton Hatoum e o crítico Gregório Dantas apontaram como explicação para o desinteresse pela produção nacional o fim do boom latino, realismo mágico à frente, e a persistência de uma leitura ainda marcada pelas lentes do exotismo. Hatoum detectou uma melhora nos últimos anos, com a tradução de clássicos e autores contemporâneos (ele mesmo foi traduzido para 16 línguas): "O que tenho notado é que o interesse pelo Brasil tem aumentado porque hoje temos um maior destaque internacional. Mas o fundamental é a qualidade da obra. Cedo ou tarde, bons livros serão traduzidos". A julgar pela reportagem, os debatedores precisaram omitir um detalhe para sustentar seu diagnóstico. Trata-se do fato de que o escritor mais lido no mundo, cujas vendas já bateram a casa dos 100 milhões de exemplares em 150 países, traduzidos em 62 línguas, é o brasileiro Paulo Coelho. É provável que não se trate de esquecimento, mas da desconsideração pura e simples do pertencimento de Coelho ao domínio culto da literatura. Se assim for, não estão sozinhos: o sucesso de público do autor tem sido acompanhado pela desqualificação crítica permanente, expressa o mais das vezes pelo silêncio, sinal de seu pouco valor na escala dos objetos dignos de interesse intelectual. Nessa hierarquia, o fenômeno representado pela produção de Coelho diz respeito ao mercado, e não à literatura; pode interessar à sociologia do consumo, mas não aos estudos literários. O lugar assim destinado aos livros de Coelho já é em si bastante representativo dos contornos que ganharam aqui as relações entre literatura e mercado; e, mais genericamente, entre alta e baixa cultura. É a partir dessa chave que proponho um exercício analítico para enfrentar o fenômeno Paulo Coelho, evitando avaliá-lo para melhor captar a lógica de sua avaliação; tomando as classificações "nativas" do mundo literário não como critério definitivo de verdade para julgar o fenômeno literário, mas como fenômeno em si, a ser compreendido. Para que o caso Paulo Coelho revele o modo como cultura erudita e indústria cultural se relacionam no Brasil, é preciso articular dois movimentos. Em primeiro lugar, tentar uma explicação para o sucesso do escritor, centrando a análise no pacto ficcional que seus livros propõem aos leitores, e evitando assim recorrer à determinação direta pela demanda, solução intensamente mobilizada pela crítica e pela imprensa, mas que se limita a supor a eficácia de uma estratégia no plano da circulação como explicação cabal. Em seguida, tentar entender seu fracasso em encontrar assento no domínio culto da literatura brasileira, expresso sobretudo na reação da crítica. Parto de uma dupla recusa: a da atribuição mecânica do sucesso comercial ao propósito de autoajuda (gênero editorial, não literário) num contexto de ultraindividualismo egoísta; e a do juízo de valor estético como critério absoluto do literário. LEITURA O primeiro ponto da análise remete à leitura dos textos. Não posso resumir aqui o enredo dos livros, mas vou me ater a seu núcleo ideológico, tal como aparece nos dois primeiros, "O Diário de um Mago" e "O Alquimista". Retrabalhado em diferentes arranjos estilísticos e formas narrativas, esse núcleo permanece ao longo de toda a obra de Coelho. Diz uma frase citada na dedicatória de "O Diário de um Mago" (1987): "O Extraordinário reside no Caminho das Pessoas Comuns". Essa frase, escrita em maiúsculas no livro, é um aceno de proximidade com o leitor: a transcendência é acessível ao vulgo, desde que bem conduzido por um iniciado. No livro, essa ideia articula-se à de "bom combate", a luta em nome dos sonhos abandonados de juventude, que deve ser individualizada através de uma descoberta pessoal. Coelho projeta a relação vivida com seu guia, que no livro é a fonte desses ensinamentos, na relação virtual com seus leitores --que, como ele, são pessoas comuns, a que se encoraja combater o "bom combate". Mestre e seguidores estão no mesmo plano. Embora o primeiro possa teorizar sobre as formas de iluminação esotérica, todos podem vivê-las na plenitude desde que aprendam, pela mediação de um mestre, a seguir a si mesmos. No livro seguinte, "O Alquimista" (1988), a mesma prédica é acrescida de novos instrumentos retóricos e conceituais. O livro introduz a noção de "lenda pessoal", descrita como o destino autêntico revelado na juventude e soterrado pelas solicitações práticas da vida. A "lenda pessoal" é uma variante do "bom combate", ambos remetendo à adolescência como idade social do convívio de todas as possibilidades pelo retardamento das escolhas. A valentia que levará às conquistas está numa protensão do tempo, inscrita em frases como "Nunca desista dos seus sonhos" ou "Quando você deseja uma coisa, todo o Universo conspira para realizá-la". Se esse universo esotérico configura uma espécie de metafísica popular, Coelho introduz o leitor nele dispensando-o da necessidade de conhecimento iniciático, dissolvendo as referências herméticas que manipula na assertiva decisiva de que tudo se resolve no entusiasmo com que se persegue o próprio desejo, lição aberta a todos. Se os segredos esotéricos estão reservados ao especialista, seu manejo prático está à disposição de quem empreende o caminho, guiado pelo autor, que assume a mediação entre esotérico e exotérico, transcendente e imanente, extraordinário e ordinário. Papel cuja eficácia depende do uso da linguagem: ao evitar qualquer sofisticação, e mesmo obstinando-se na reprodução do clichê, o narrador suprime a distância social entre autor e leitor. E, o que é ainda mais decisivo, as separações sociais que atuam na possibilidade diferencial de retenção do "tempo dos sonhos" também foram apagadas. Contribui para isso o confinamento da vivência pessoal à experiência da ruptura, cuja alegoria por excelência é a viagem ou a peregrinação. Tudo somado, abre-se para o leitor o mergulho numa leitura de evasão, que dá a seu sujeito a possibilidade de controle, pouco importa se ilusório, do tempo da vida --desta vida, detalhe que, ao menos no plano simbólico, reconverte a evasão em direção a seu ponto de origem, à forma de vida presente que se quer superar. Nesse plano, o horizonte da transformação é oferta permanente; pode fazer recuar as escolhas, de modo que pareçam reversíveis até que se encontre o caminho, o bom combate, a realização da lenda pessoal. Não por acaso, o mote simbólico da viagem e seu desdobramento factual nos deslocamentos constantes dos personagens no espaço está presente em cada um de seus relatos. Em suma, penso que o elemento universalizável da literatura de Paulo Coelho está precisamente na possibilidade de manipulação (e mesmo reversão) do tempo no ato da leitura. A difusão da obra em culturas tão diversas explica-se melhor pela mensagem lábil (e o potencial universalizante de seu efeito) do que pela fixidez de sua remissão direta a um contexto, por mais amplo que seja. DESQUALIFICAÇÃO Passo então ao segundo ponto, ou seja, a desqualificação ostentada como troféu pelas camadas letradas, tomando como caso paradigmático aquela que é, salvo engano, a única análise em profundidade de um livro de Coelho produzida por um nome de peso da crítica acadêmica: a resenha de livro "Onze Minutos" (2003), publicada no mesmo ano pelo professor de literatura da USP João Alexandre Barbosa (1937-2006), na revista "Cult". Se a iniciativa rompe o silêncio e leva Coelho "a sério" (para o que muito contribui o texto introdutório equilibrado de seu então editor, Manoel da Costa Pinto), ao mesmo tempo, graças ao teor da crítica, estabiliza o paradigma capaz de sustentar o "interesse pelo desinteresse" em relação a Coelho como traço identitário dos que "levam a sério" a literatura. O procedimento do crítico expressa uma concepção algo essencialista de literatura, dominante no meio acadêmico, como base das razões que o levam a rejeitar a obra de Coelho. Barbosa menciona o uso criativo e consciente que Baudelaire e Flaubert fazem do lugar-comum, origem de um instrumento de renovação recorrente na literatura moderna que reconfigura o próprio lugar-comum. O crítico escreve: "Não é o caso, por exemplo, do último livro de Paulo Coelho, que fui capaz de ler por inteiro, não obstante repetidos impulsos de desistência, e que se intitula 'Onze Minutos'. Aqui não se trata de utilização, mas de rendição total ao lugar-comum, em que a tópica é de tal forma devastadora que os exercícios de retórica apenas servem de confirmação para sua acentuação". O esforço analítico não escapa de uma definição "ad hoc" de literatura, feita sob medida para excluir seu objeto, que se desmancha em chavões e em estereótipos. Note-se que se os grandes autores também se servem do lugar-comum, o fazem de modo "especificamente literário". O argumento aproxima-se da circularidade: é literário o manejo literário do lugar-comum. Há um trecho do texto em que o crítico remete ao ponto: "Por todo o livro, passa, entretanto, uma mestria singular: uma espécie de radicalização do lugar-comum que, consciente ou não, confere ao livro um valor coerente, embora negativo, não havendo em nenhum momento traço de originalidade." O aspecto contingente do critério sugere que outro, menos previamente armado, poderia resolver o paradoxo de modo positivo, atribuindo coerência (ou, ao menos, habilidade) à radicalização do lugar-comum, para concluir que forma e matéria estão em perfeito alinhamento: rebaixar o intranscendente ao nível do cotidiano só se realizaria literariamente numa relação de transparência plena entre linguagem e mundo narrado. Mas o procedimento adotado por Barbosa torna absoluto um critério do literário, inteiramente alheio ao projeto do escritor, para indigitar sua escrita como não literária: "Embora sábio e astuto no uso daquilo que, lugar-comum, já é esperado pelo leitor, Paulo Coelho nada reconfigura em termos narrativos que pudesse justificar a publicação de um romance." Ou seja, só merece publicação aquilo que, comparável a Baudelaire e Flaubert, reconfigura seu material. Ainda uma vez, pode-se aceitar a validade do critério, mas então é preciso notar a seletividade de sua aplicação, raramente mobilizada no juízo sobre a literatura brasileira contemporânea. Vale notar que o artigo de Barbosa intitula-se "Dentro da Academia, Fora da Literatura", bastante eloquente quanto à necessidade de resolver o incômodo por meio de sua anulação. O que leva a ao menos evocar contrapontos possíveis. Talvez importe menos estar dentro da Academia Brasileira de Letras e fora da literatura (Paulo Coelho não seria o único exemplo) do que no topo do mercado, mas ostentando um projeto que se quer literário, base da reivindicação do título nobiliárquico de escritor, tão marcante nas manifestações de Coelho. COMUNIDADE A questão que emerge desse conjunto de circunstâncias é a impossibilidade de a crítica bancar o pressuposto de uma comunidade hipotética de leitores que partilham seus valores, dada a dimensão do público de Coelho. A relação entre escritor, leitor e mundo narrado escapa ao critério literário, segundo o qual ela já estaria no texto, como sua substância, prêmio a ser conquistado pelo leitor treinado. Coelho produz um curto-circuito nesse mecanismo: sua narrativa direta quer esclarecer os enigmas; a adesão que obtém quebra a comunidade imaginada --e imaginária-- dos cultores do que haveria de mais elevado na produção artística; sua atitude de "popstar" desafia o recato que se espera do homem de letras, enquanto sua autoidentificação como escritor brasileiro insulta o cânone e a exigência de conformidade ao padrão entronizado no mundo literário. Diante disso, a desclassificação reforça, ao naturalizar, a doxa (opinião) do campo literário como critério absoluto. Mas outra lógica de classificação poderia abrigar os escritos de Coelho no domínio do literário; quero mencionar o exemplo de outro crítico e professor, José Paulo Paes (1926-98). Sua abordagem sobre literatura de entretenimento (em "A Aventura Literária", 2003) parece aplicar-se ao tipo de produção de Paulo Coelho, embora não se refira expressamente a ela. Entre as características do gênero romance de aventura, Paes destaca a combinação entre os registros do mito e do naturalismo, o primado do acontecimento na trama e a ausência de profundidade psicológica das personagens (como se a ação forjasse seu caráter), aspectos que, em si, não implicariam rebaixamento do valor da obra pensada segundo seu próprio projeto. Assim, por exemplo, Paes comenta os romances sentimentais de José Mauro de Vasconcelos: "A agressividade com que certos críticos se voltaram contra ele, julgando-lhe o desempenho unicamente em termos de estética literária, mostra a miopia de nossa crítica para questões que fujam ao quadro da literatura erudita. [...] Numa cultura de literatos como a nossa, todos sonham ser Gustave Flaubert ou James Joyce, ninguém se contentaria em ser Alexandre Dumas ou Agatha Christie. Trata-se obviamente de um erro de perspectiva: da massa de leitores destes últimos autores é que surge a elite dos leitores daqueles, e nenhuma cultura realmente integrada pode se dispensar de ter, ao lado de uma vigorosa literatura de proposta, uma não menos vigorosa literatura de entretenimento." Paes revela aqui o magnetismo da definição literária do literário, típica do sistema brasileiro, que nega assento ao artesão competente no âmbito do entretenimento. Essa posição ecoa a de um autor como Siegfried Krakauer, para quem o "ornamento", metáfora para as fontes de distração, não é mero artifício, mas parte orgânica de uma estrutura, ligando num mesmo sistema simbólico pontas da realidade materializadas nos ambientes nobres e vulgares, nos modos crítico e lúdico de fruição. O sucesso dos best-sellers se deve à sua capacidade de responder a tendências difusas no meio social, que não se explicam por sugestão, mas ancoram-se nas condições sociais reais dos leitores. Associemos, então, tudo o que foi dito à homenagem prestada por Coelho a José Mauro de Vasconcelos e Malba Tahan em seu discurso de posse na Academia Brasileira de Letras. Em seu momento de maior consagração, Coelho demonstra afinidades com escritores que, como ele diz, não conheceram a glória --não necessariamente a glória de pertencer à ABL, mas a de ser aceito no clube seleto da Literatura Brasileira. A posse na Academia, ponto de acúmulo máximo de capital simbólico, parece ter sido usada para garantir o mínimo até então negado, o que tanto revela uma apreciação mais realista de sua posição no campo literário como reconhece o peso exercido por seu polo erudito sobre aquele que testou seus limites tentando acumular todos os tipos de proveito. Creio que a rejeição de que a obra foi objeto tem menos a ver com sua qualidade estética do que com a configuração de um sistema literário que precisa estreitar seus mecanismos de acesso para consolidar-se, recusando tudo o que ameace a definição local de literatura. Se assim for, explica-se a recepção mais favorável de Coelho nos países em que o campo literário é mais maduro: seus livros são tratados com os mesmos critérios aplicados aos que ocupam posição semelhante à sua, numa estrutura mais densa, multipolar, capaz de incorporar os subsetores de produção ampla criticando-os a partir de sua intencionalidade própria. Num mundo literário mais sedimentado, poder-se-ia lamentar a difusão internacional incipiente de certo tipo de literatura brasileira sem desconsiderar a efervescência internacional provocada por outro tipo de produção pátria. Ganharia novo sentido o "não li e não gostei" com que o crítico Davi Arrigucci Jr. respondeu à revista "Veja" sobre Coelho --não uma desqualificação direta do autor, mas desinteresse pelo gênero. Mas talvez seja essa a condição para pensar o best-seller sem fazer pesar sobre o objeto as marcas da relação do leitor que se quer erudito com esse objeto.
Marcio Mafra
04/02/2017 às 00:00
Brasília - DF

Quando sono in viaggio verso la capitale di un altro paese del Brasile quasi sempre fare breve escursione al meglio e più grande libreria della città, dove cerco di acquistare libri dal paese visitato autori e anche libri di autori brasiliani.

Facilmente sono libri di autori brasiliani in alcuni paesi europei come Portogallo, Spagna, Francia, Inghilterra e Germania. Ma in ogni paese del mondo in cui ho sempre ultimo incontro di libri Paulo Coelho autore.

Così cerco di portare "The Alchemist" nella lingua del paese ospitante. Così Livronautas la collezione si dispone di questo eccellente libro, pubblicato in inglese, portoghese dal Portogallo, Brasile Portoghese, spagnolo, greco, russo e francese.

Sono contento per lui e con orgoglio alla superficie, fare un brindisi allo scrittore Paulo Coelho.

Avevo attraversato Roma, Venezia e Firenze nel mese di aprile 2013, ma non ha avuto la possibilità di acquistare l'alchimista in italiano. Ora, nel mese di gennaio 2017, Victor Gomes Teles Aguiar, amico di fede, viaggiato in Italia e mi ha presentato con "L'Alchimista", con la seguente dedica: "Spero che questo libro è così interessante come sembra. Victor 20/01/2017”

 

Tradução pelo Google translator

Quando viajo pela capital de outro país, que não o Brasil, quase sempre, faço breve excursão à melhor ou maior livraria da cidade, onde procuro adquirir livros de autores do país visitado e também livros de autores brasileiros.

Com facilidade se encontram livros de autores brasileiros nuns poucos países da Europa, como Portugal, Espanha, França, Inglaterra e Alemanha. Mas, em qualquer país do mundo por onde eu tenha passado sempre encontro livros de autoria de Paulo Coelho.

Então procuro trazer “O Alquimista”, no idioma do país visitado. Assim o acervo da Livronautas possui este excelente livro, editado em Inglês, Português de Portugal, Português do Brasil, Espanhol, Grego, Russo e Francês.

Fico feliz por isso e com orgulho à flor da pele, faço um brinde ao escritor Paulo Coelho.

Eu já havia passado por Roma, Veneza e Florença em abril de 2013, mas não tive oportunidade de comprar o Alquimista em italiano. Agora, em janeiro de 2017, Victor Gomes Teles Aguiar, amigo de fé, viajou para a Itália e me presenteou com “L’Alchimista” com a seguinte dedicatória: “Spero che questo libro è così interessante come sembra. Victor. 20/01/2017”

 


 

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